
INTERVISTE AUDIO
intervista JAKA
intervista JAKA per l'uscita di METTIAMO A FUOCO
effettuata da: dj Scara
S: Ciao Jaka
J: Ciao Scara
S: Come va?
J: bene bene, un pò affiaccati dal caldo, ma tutto bene
S: senza perdere tempo inizio subito con qualche domanda...
J: ...si
S: Jaka è un personaggio che non ha bisogno di alcuna presentazione grazie anche alla tua lunghissima militanza che ormai dura da anni...ci parli un pò della tua storia e di come è nella passione per la musica reggae.
J: mamma mia una storia davvero lunga. Posso dire che la mia passione per la musica reggae parte da molto lontano, ovviamente il mio primo ascolto è stato con Bob Marley. Ti sto parlando dei primi anni 80, io nel 1980 comprai il primo disco di Bob Marley a Palermo. Ricordo che avevo tredici anni ed il disco si chiamava Uprising ed è stato un disco che ha cambiato la mia vita perchè da allora la musica reggae è stata un costante che mi ha accompagnato fino ad oggi. Alla fine iniziammo a suonare nei primi anni 80 in Sicilia, musica reggae anche mescolata ad altre cose tipo il rock, le influenze mediterranee, il folk ed all'epoca già Jahmento a Trapani aveva iniziato il suo percorso con la musica reggae; eravamo nella stessa città in Sicilia e da li è nata la grande amicizia che poi ci ha portato nel corso degli anni a frequentarci ed a fare musica insieme. Quindi siamo un pochino dei veri precursori di questo genere in Italia, poi per me è stato molto importante alle fine degli anni 80 andare a Londra al Notting Hill Carnival e al ritorno da Londra nell 89 inizia la carriera diciamo anche come dj e musicista dedicandomi esclusivamente alla musica reggae. Nei primi anni 90 c'è stata la grande esplosione del movimento delle posse in cui i linguaggi del reggae e dell' hip hop esplosero nel nostro paese e sono felice di essere stato uno dei protagonisti di quella bella stagione con mezzi come "Ragga Soldati", "Dancehall" con le produzione insieme alla Tosse con i dischi realizzati in tanti anni insieme al Generale. Insomma che dire, concerti su e giù per l'Italia, dallo stadio olimpico di Roma al più piccolo dei centri sociali passando per tanti dischi, produzioni, live, collaborazioni con grossi artisti internazionali fino ad arrivare ai nostri giorni. Ovviamente anche tante band che mi hanno accompagnato nel corso della carriera, dalla Ludus Dub band alla One Drop, poi la Dub Wise ora la Fire band...insomma tanti dischi da Ganja, Love to the people, Mettiamo a Fuoco...insomma che dire una storia che nel mio piccolo ha reso anche grande questo movimento e questa musica in Italia.
S:...una storia che sta a testimoniare la lunga esperienza...
J: si, esperienza ce n'è tanta. Anche perchè all'epoca quando abbiamo iniziato, non c'era un movimento così vasto come ora. Quindi se avevi la passione per questa musica dovevi fare un pò di tutto. Cioè io mi sono ritrovato a fare il dj, il promoter, il conduttore radiofonico, il musicista, il cantante, praticamente tutto per promuovere il reggae e questo è stato molto importante perchè mi ha anche aiutato a sviluppare un sacco di competenze diverse che ora mi ritrovo.
S: quindi seguiva la musica reggae anche quando eri in Sicilia, adesso sei a Firenze...musicalmente parlando quali sono le differenze che hai trovato all'epoca e che ci sono tutt'ora?
J: ma senti, all'epoca, venti anni fà erano enormi, nel senso che noi siamo stati ad andare via dalla Sicilia perchè non c'era nessuna possibilità per noi e per la nostra musica di emergere, quindi abbiamo dovuto emigrare ed andare via per poi avere una possibilità. Già Firenze all'epoca era una città che poteva offrire tantissime cose. Le differenze era enormi, infatti è a Firenze che io ho iniziato il grosso della mia promozione, ho iniziato a lavorare in radio, nei locali e così via. Cose che all'epoca sarebbe stata impensabile in Sicilia.Mentre ora come ora trovo che la scena Siciliana sia eccezionale. Cioè il movimento reggae è cresciuto così tanto in tutti Italia che ormai sia la Sicilia che la Toscana sono sullo stesso piano. Magari qui c'è la Flog con appuntamenti settimanali, ma in Sicilia non passa estate ormai che non arrivino grossi nomi del reggae internazionale, non c'è città dove non ci sia un sound, un contest o un movimento. Benchè più dura e più difficile la vita in Sicilia per il reggae perchè legato ad una realtà molto più underground posso dire che è cresciuto talmente tanto che ora musicalmente penso che le cose rispetto al passato siano cambiate. Testimone anche il fatto stesso che io vado sempre più spesso a suonare in Sicilia. Quest'anno ci sarà il Sicula Reggae Festiva finalmente dopo che anni fa era stato boicottato dalla polizia, mafiette locali e dai preti, finalmente torna ci sono poi un sacco di concerti, iniziative, sound system e questo ovviamente per me che sono stato un pioniere non è che un grande fattore di gioia. Vedere tante produzioni, tanti mc che cantano in dialetto siciliano, insomma secondo me è una bella cosa.
S: iniziamo a parlare un pò del nuovo disco..."Mettiamo a fuoco", come ci dicevi prima hai tanti lavori alle spalle tra singoli e CD, collaborazioni con altri gruppi...cos'è cambiato in Jaka e cosa c'è di nuovo in questo ultimo disco?
J: Ma senti in me è cambiato molto, perchè fortunatamente come tutto cambia cambio anche io. Credo di aver maturato con l'età certi aspetti del mio carattere della mia personalità del mio pensiero chi sa, magari anche della mia arte, quello non lo so lo faccio dire a voi. Sta agli altri giudicare, per quello che mi riguarda interiormente credo di aver lavorato molto su me stesso in questo ultimo periodo, in questi ultimi anni e di essere molto cambiato. In "Mettiamo a fuoco" forse e mi auguro ci sia anche il riflesso di questa maturazione interiore, almeno nei temi trattati, perchè un disco comunque che non tocca certi luoghi comuni, ma cerca di andare un pò più a fondo anche come temi. Ci sono alcuni brani che riguardano la mia visione interiore, pezzi come "Splendi", "Solo l'amore" o addirittura "Mamma's blues" in cui parlo di cose molto intime...
S:..tra le altre cose è uno dei miei pezzi preferiti...
J:...ti ringrazio perchè nessuno in Italia aveva ancora fatto un pezzo sulla mamma... senza correre il rischio di essere banali, magari in Giamaica l'avevano fatto Sizzla od altri con molta intensità però capisco che a volte per noi può essere difficile in realtà parlare di cose così a noi vicine. Molto spesso si parla di problemi o di cose un pò superficiali però credo che la grande lezione del reggae si quella di darci anche l'opportunità di approfondire dei temi veri, reali e concreti. Io per questo spontaneamente ho deciso di parlare di questi argomenti e poi anche di alcuni temi sociali, nel disco c'è un brano contro la guerra in Iraq molto esplicito riguardo la volontà di egemonia dell'America sul mondo e contro la quale io prendo una posizione ben precisa in un brano che si chiama "No alla guerra". Poi c'è un brano esplicito contro la mafia e contro coloro che vogliono costruire il ponte sullo stretto di Messina. In somma è un disco abbastanza vario nei temi, ma anche musicalmente perchè ci sono sonorità sia reggae roots che dancehall, ska, hip hop... insomma penso che sia un disco molto eterogeneo, che mi rispecchi abbastanza.
S: il titolo appunto è "Mettiamo a fuoco", ci spieghi questo titolo?
J: "Mettiamo a fuoco" è venuto un pò perchè il fuoco è stato una costante di questo mio ultimo anno di vita in cui ho lavorato al disco. Prima il fuoco della Sicilia, tu sai, terra di vulcani, fuoco perchè fa caldo. Poi anche il fuoco della Toscana perchè io l'anno scorso alcuni di questi brani li ho composti sul monte Amiata che è in un posto che si chiama la Montagna di Fuoco perchè è una terra ricca di mercurio. Poi il fuoco è un elemento molto importante anche per i Giamaicani, è un elemento di purificazione. Dai tempi di Eraclito a Capleton. Diciamo il fuoco anche inteso come capacità di infiammare i concerti, le dancehall... inteso come fomento. Poi mettiamo a fuoco inteso come una capacità, una messa a fuoco interiore. Il mio voler mettere a fuoco non è un bruciare qualcosa che è fuori di noi, ma qualcosa che è dentro di noi. Da li il doppio senso di chiarire, di avere chiarezza, di avere una vista lucida su noi stessi e sul nostro mondo interiore e di conseguenza di quello che percepiamo al di fuori di noi.
S: nel disco è presente anche una nuova versione di "Skatenami" di Jahmento presente nel suo vecchio demo...com'è nata l'idea di rifare questo brano?
J: senti è nata perchè Jahmento non vuole pubblicare dischi, allora io l'ho praticamente costretto. Gli ho detto "senti! questo è uno dei pezzi più belli che hai, mettiamolo su questo disco". Lui a comunque acconsentito con grande piacere ed abbiamo fatto una versione insieme risuonandolo con un mio toasting. Penso che sia un brano molto forte, un brano che se fosse stato adeguatamente spinto sarebbe stato u bel singolo da juke boxe. Questo purtroppo continua ad essere materiale underground e la Reggae Music continua ad essere in Italia molto ostracizzata dai grossi media e non capisco come mai...o forse si. C'è comunque una sorta di boicottaggio o di snobberia nei confronti del Reggae e per questo anche se noi continuiamo a produrre canzoni di qualità, testi di qualità-, musiche di qualità, anche professionalmente su questo disco abbiamo lavorato durissimo in un studio molto professionale, lavorando con Ciro "princevibe" e Fede K9 dei Michelangelo e tutto sommato non riusciamo ad uscire dalla ristretta cerchia degli appassionati. Questo per me è un limite perchè io il Reggae l'ho sempre vista come una musica che si rivolge a tutti.
S: ...si, poi stranamente questa cosa visto che ai concerti ed alle dancehall si trova gente che si diverte anche se non strettamente appassionate al genere...
J:...si, infatti io penso che il compito del Reggae, come Bob Marley ci ha insegnato è quello di parlare a tutti gli esseri umani. Una delle soddisfazioni più belle che ho avuto è stata in Sicilia in una piazza quando cantando "Patri di famigghia", che parla della difficile condizione di un padre di arrivare a fine mese, ho avuto tanti complimenti anche dai vecchi del paese. Per me questa possibilità di comunicare a tutti è una cosa molto importante e molto forte nel reggae e per me è una priorità assoluta più tosto che rivolgermi ad una scena o a qualcuno che parla il mio stesso linguaggio. Penso che dovremmo evitare di ghettizzarci anche se poi è il sistema stesso che ci ghettizza. Io penso però che in parte siamo anche noi il sistema, siamo anche noi a creare il sistema quando ci comportiamo come si comporta il sistema. Io credo che ad esempio all'interno del movimento reggae sia necessario anche senso di autocritica e dovremmo cercare anche di migliorare noi stessi prima di aspettarci che migliori il mondo attorno a noi. in questo senso io vedo anche all'interno della scena reggae molte cupole, cupoline, mafiette, interessi personali, competizioni e purtroppo questo a volte diventa un replicare in piccolo ciò che il sistema fa in grande. Io credo che è proprio questo che bisogna evitare. Se vogliamo veramente costruire qualcosa di alternativo dobbiamo partire da noi stessi, siamo noi che per primi dobbiamo scardinare questi meccanismi mentali...è lì che babilonia va colpita nel cuore secondo me...nel cuore di tutti i nostri piccoli egoismi di tutte le nostre meschinerie. Credo che ci voglia una grande forza, una grande capacità di mettersi in discussione. Per me il reggae è stato anche uno strumento di crescita spirituale per affrontare certe cose di me, mi auguro che possa esserlo anche per gli altri.
S: nel disco oltre al featuring di Jahmenti ci sono altre collaborazioni..ci parli un pò di come nascono e di cosa significano?
J: Si, sono tutte collaborazioni nate assolutamente sull'onda del feeling, così come quella con Luciano e di Max Romeo su "Love to the people" o quella con Roy Paci. Quelle di questo album, quella con Fido Guido, con Jahmento, Treble, con la Freaky Bea che mi accompagna anche dal vivo e con Macka B sono nate sull'onda di un'amicizia e di un rapporto che già c'era. Quindi non sono state combination fatte tanto per farsi ma proprio perchè nate da una comunanza di intenti sui brani e dallo stesso feling. Ad esempio Mack B è un mio caro amico, ci conosciamo da tanto tempo, quando lui è venuto a Firenze è venuto naturale appena io gli ho fatto sentire il brano lui si è subito fomentato allora siamo andati in studio ed in un pomeriggio abbiamo registrato tutto.. E 'uno pò così che sono nate le collaborazioni, in maniera spontanea.
S: Parliamo anche un pò dei live. Grandissima l'esibizione al Rototom di quest'anno...come va nel resto dell'Italia? Qual'è la risposta della gente?
J: Hai toccato l'aspetto che a me sta più a cuore perchè una cose più belle è coinvolgere la gente avere una comunicazione con loro. Io penso che tutti quelli che mi hanno visto da vivo sanno di cosa sto parlando. Sanno che quando il Jaka arriva in città, c'è un concerto o una dancehall c'è il fuoco perchè io non la vivo come un'esibizione, ma come un occasione di scambiare qualcosa con qualcuno e quando canto una canzone cerco di comunicare qualcosa. Non cerco di impressionare la gente con metriche incredibili, superveloci o ad effetto, cerco di farmi comprendere, cerco di fare comprendere il messaggio di quello che dico e guardo la gente negli occhi perchè ci sia questa comunicazione. Questo secondo me è molto importante, credo che l'affetto ed il calore con cui la gente mi segue da tanti anni sia la risposta a questo amore che riceve da parte mia. Il Sunsplash è stata una esibizione straordinaria, noi siamo andati li a suonare in condizioni assolutamente improponibili, all'interno di una specie di festival-competizione che benchè il primo giorno ci abbia visto vincitori mi viene da dire... vincitori di cosa? Nel senso che erano tutti gruppi bravissimi, il Reggae Italiano non ha bisogno di competizioni, ma di venr valorizzato in un altro modo. Comunque noi siamo andati li per suonare davanti alla gente ed è stato un vero trionfo questo live e sono molto felice. Ovunque stia andando dalla Sicilia a Pordenone trovo la medesima accoglienza, veramente il fuoco ai nostri concerti. Sono molto felice di questa nuova band che è Fire Band che vede i musicisti dei Michelangelo Buonarroti, una bravissima Reggae band italiana, insieme a me ed alla Freaky Bea ed offriamo un set professionale anche dal punto di vista musicale non solo dal punto di vista emotivo o contenutistico. Poi già che ci sono volevo dire, non solo un set di intrattenimento, ma anche un set in cui si ha occasione di riflettere su alcuni temi o su alcuni argomenti.
S: Come ci accennavi poco fà, tu ti muovi anhce in assetto sound system, hai già avuto modo di testare il nuovo disco così?
J: Si ho già avuto questa possibilità e l'effetto è buono. Nel disco ci sono anche dei brani dancehall, un pochino più spinti bashment, ma è prevalentemente roots o new roots e ultimamente questi ritmi sono diventati un pò marginali nelle dancehall a differenza del bashment più sfrenato. Questo è però il nostro stile e noi non ci adeguiamo al trend dominante anche se io personalmente poi amo anche molto la dancehall e a volte cavalcare ritmi più veloci. Il nostro repertorio viaggia comunque sopratutto sui tempi medi del roots o del new roots. La risposta nella dancehall è comunque eccezionale.
S: Già so la risposta alla prossima domanda perchè ho potuto vederti in live, ma la domanda te la faccio ugualmetne per chi non ha avuto questa possibilità...proponi anhce "vecchi" brani nei tuoi live?
J: si! assolutamente. Anche se nel nuovo live abbiamo dato largo spazio al nuovo disco...
S:..come è normale che sia...
J:..come è normale che sia anche per innovare il repertorio, presentare le nuove cose e divertirci più noi a suonare le nuove cose. Però diciamo che nei miei live non possono mancare i grandi classici come: "Reggae in Italia" su acqua riddim, "Reggae a matina" brano che mi ha visto in combination con Luciano oppure " ganja" o "Senti u jaka"..insomma i miei classici. Certo molta gente chiede pure altri brani tipo "Cantu" o "Volontà" però è giusto dar spazio anche alle nuove cose. Una delle cose che mi piace di più è rinnovare sempre il repertorio.
S: Torniamo a parlare dei Sound System, Jaka anche disponibile per i dubplate?
[scoppia una risata da parte di entrambe]
J: Bhe! si si. Anche se io personalmente quando faccio il dj non suono dubplate. Però se qualcuno come cantante mi chiede un dubplate io lo faccio con piacere, insomma mi diverto. Penso che se uno fa un uso intelligente e creativo di questo strumento sia interessante
S: tu cosa ne pensi del businnes che c'è dietro e del meccanismo con il quale funzionano i dubplate?
J: Ma guarda voglio essere molto sincero. Allora secondo me se stai nel businnes dei sound system a livello internazionale allora avere molti dubplate e spendere tanti soldi per questo può essere importante. Mi spigo, se punti ad andare al World Clash è ovvio che devi stare alle regole di questo gioco ed allora è anche normale. Credo che però ultimamente si sia diffusa un pò una moda di questi dubplate come se a fare grande un sound o una crew sia il numero di dubplate che possiede. Cioè leggi quanti soldi può sborsare una persona per andare da un artista e pagarlo per farsi dire che lui è il più bravo del mondo. Sembra che basti pagare, in realtà i dubplate vanno saputi suonare, bisogna avere l'intelligenza di renderli creativi, belli , interessanti, non solo da parte dell'artista, ma anche dal sound chi li propone. Un sound dovrebbe già imparare a far ballare la gente ogni tipo di gente indipendentemente da quanti dubplate possiede. Molto spesso viene data più importanza a questa cosa che alle selezioni.
S:...si concordo poi io penso che la fondamentale di un sound debba essere il divertimento, la comunicazione. Dunque non basta farsi dire da qualcuno magari da Capleton che sei il più bravo, ma è più importante passare un Jah Jah City con una Speach un pochino più particolare e comunicare qualcosa alle persone...
J: sono d'accordo, sono d'accordo anche perchè Capleton sempre per rimanere sul tuo esempio dive a tutti che sei il più bravo basta che gli dai tre cento euro a botta ed il gioco è fatto. Credo che ad esempio gli artisti italiani possono magari anche grazie alla lingua al fatto di conoscere certi sound possono anche personalizzare le rime. Io ho sentito dubplate di molti artisti italiani che sono molto divertenti e molto simpatici e veramente molto molto creativi ed originali per i sound. Io quando faccio i dubplate tento sempre di personalizzarli e renderli interessanti anche da questo punto di vista.
S: dunque un qualcosa di non omologato
J: bravo, un qualcosa di non omologato infatti quando mi chiedono i dubplate chiedo sempre di avere un pò di tempo per farli. Cerco di non farli in serie cambiando semplicemente il nome del sound. Cerco di costruire una vera e propria canzone.
S: credo che sia la modalità migliore anche per far valere le proprie capacità di cantante anche ad una dancehall fatta da qualcun'altro.
J: si infatti. Comunque ecco, mi diverto molto a farli e se qualcuno li vuole http://www.iljaka.it
S:...te lo stavo per chiedere...
J: eheh...oppure c'è anche il fatidico myspace che è myspace.com/iljaka . Però dico anche, suonate il disco perchè noi ci siamo fatti in quattro per fare un CD che suoni e penso che anche quello può andare nelle danz.
S. bhe poi ora con l'avvento dei CDJ si ha la possibilità di suonare un CD quasi come fosse un vinile...
J:...si tra l'altro in Giamaica stanno suonando tutti con i CD, siamo rimasti ancora noi che suoniamo i vinili...
S: ...guarda io sono un grande amante del vinile, ma mi accorgo man mano che non si può fare a meno di avere un CDJ a portata di mano, quantomeno per passare ciò che non viene stampato in vinile...
J: ...si anche io lavoro sempre con il vinile ma mi servo anche di un CD player perchè se voglio suonare un pezzo di Lorrè per fare un esempio che non si trova su vinile, la suono da CD. Quello per me è molto importante quando vuoi suonare qualcosa di originale che non hai su vinile. E comunque ne approfitterei per dire che su vinile sta uscendo un mio 45 sul riddim Yard d' Italia.
S: questa mi è nuova... allora parlacene un pò?
J: si chiama "Love Fire" ed è un pezzo che parla praticamente dei vari bla bla bla è un pezzo dedicato alla gente di cuore schietta e sincera. "Love Fire" con un gioco di parole mette insieme i titoli dei miei ultimi due album "Love to the people" e "Mettiamo a fuoco". E' un 45 su Yard d' Italia uscirà per l'etichetta Jahmekya e penso che verrà presentato questa estate. Poi su 45 giri uscirà tratta dall'ultimo album "Suona" con Macka B. Probabilmente insieme ad un remix di "Reggae a matina" con Luciano, in maniera poi da lanciare questo 45 con due grossi nomi a livello internazionale.
S:Vuoi aggiungere qualcos'altro tu sul CD?
J: ma ecco una cosa che posso dire è... compratelo [risata] .
S: si qui ci metto la firma anche io perchè è veramente un bel disco.
J: poi il prezzo è accessibile, è distribuito da Venus anche se l'etichetta è Jana alternative, quindi è ordinabile da qualsiasi negozio. Per noi è molto importante perchè per continuare a produrre musica di qualità diventa fondamentale che ci sia qualcuno che ci sostenga ed apprezzi il lavoro anche in questo senso. Questo è molto importante altrimenti non potremmo neanche andare avanti, perchè quando si masterizzano certi dischi di grossi artisti gli si infligge un danno relativo, magari Madonna si comprerà una piscina in meno. Però se tutti masterizzano un artista come il Jaka forse il Jaka non arriva a fine mese. Questo lo dico anche per rendersi conto un pò. I dischi che facciamo vengono venduti tutto sommato a poco ed il reggae italiano se uno lo vuole sostenere e lo vuole far crescere serve anche un sostegno di questo tipo.
S:Perfetto Jaka io ti ringrazio molto per il tempo che mi hai dedicato e ti auguro tante buone cose.
J: grazie a te Scara per il lavoro che fai.
S: ciao
J: ciao
Un ringraziamento di cuore al Jaka per il tempo che mi ha concesso per questa intervista che poi alla fine si è trasformate in un amichevole chiacchierata, a testimonianza della genuinità del Jaka.
CONTATTI : www.iljaka.it
| < Prec. | Succ. > |
|---|



