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intervista IL GENERALE (15-05-07)
INTERVISTA IL GENERALE PER L'USCITA DI "CAFE' REVOLUCION"
effettuata il: 15-05-07
da: dj Scara
S: Ciao Stefano
G: Ciao Scara
S:come va?
G:Tutto bene e te?
S: anche io non male, ho preparato qualche domanda, per parlare un pò di te e del tuo nuovo album!
G: tutto quello che vuoi, sono a tua completa disposizione
S: allora parto subito con le domande...
G: si
S: tu non hai bisogno di presentazioni, i tuoi primi lavori risalgono al 1989 sei stato uno dei pionieri del dj style in italiano, secondo te cosa è cambiato in te e nella tua musica dall'89 fino ad ora?
G: Bhe se vogliamo possiamo andare addirittura a prima. Io sono nell'ambito della musica e delle produzioni da molto prima, dall' 82 quando insieme a Ludus Pinski e Daddy Wally eravamo i "Refuse it", facevamo Punk Hard Core ed eravamo un gruppo di cui l'anno scorso è uscita una ristampa di gran parte del materiale che era uscito allora. Collaboravamo in varie situazioni in Europa che fuori in America.
Poi verso l'85 abbiamo cominciato ad appassionarci sempre di più al Regga; dapprima ascoltandolo a Londra dove c'era questo connubio tra Reggae e Punk nei primissimi anni '80 e poi nell' 85 è nata questa Posse a Firenze che era Mamma Africa con un programma radiofonico . Da allora abbiamo cominciato a fare anche feste, serate proponendo anche il dj style in italiano per cui il disco "Non è un miraggio Roberto Baggio / San Marco skunk" è uscito nell'89 però questa realtà era un realtà che bene o male esisteva da alcuni anni almeno dell'85.
Quello in effetti è stato il primo disco uscito di dj style in italiano e da allora cosa è cambiato?...E' cambiato che siamo cresciuti la scena anche è cresciuta...c'è un pezzo del Jaka che dice "eravamo trecento ora siam trecentomila" ora le cifre magari non sono corrette però da l'idea di quello che è la situazione. Siamo cresciuti sperimentando tante cose differenti e che poi sono testimoniate da via via quelli che sono i dischi che sono usciti. La caratteristica di quest'ultimo è che bene o male siamo tornati al suono della band al suono degli strumenti di questi musicisti che sono con me orami da molti anni da venti a volte anche venticinque anni, quindi insomma è un'esperienza lunghissima fatta insieme e appunto a differenza degli album precedenti abbiamo messo da parte il computer e abbiamo ripreso gli strumenti, abbiamo anche ripreso a fare i pezzi in sala prove quindi in maniera più collettiva che individuale, perchè negli ultimi anni si ara presa un'impostazione un pò differente, cioè quella di avere la baking band sull'esempio della band giamaicane, quindi c'erano a Firenze la Ludus band e poi la One Drop, che più o meno sono la stessa cosa hanno sol cambiato nome, era diventata la band che poi accompagnava i cantanti della zona cioè io Jaka, Jahmento, Toni, Bomba bomba. Invece poi negli ultimi due anni è tornata ad essere tornata ad essere un collettivo vero e proprio oc me e Toni alle voci e la band lavora collettivamente con i cantanti e il nuovo album è testimonianza di questo.
S: ...si poi tra un pò parleremo un pò più dettagliatamente di questo album... intanto continuiamo con la storia... ci hai parlato di te ora parlaci un pò della scena reggae italiana, cose ne pensi? come si è evoluta in questi anni? e quali sono le cose ti piacciono e quelle che non ti piacciono?
G: Beh! sicuramente si è evoluta da quando ho iniziato io, noi eravamo i pionieri, in Italia c'erano non tantissime persone, poi ci si conosceva un pò tutti proprio facendo riferimento a quei punti d'incontro che potevano essere Concerko in Veneto e Good Stuff.
Poi nei primi anni 80 ci conoscevamo con quei nuclei storici del reggae Italiano, a Bari c'eravo i Different Style, a Venezia, Roma, in Sicilia c'era una comunità rasta...diciamo che eravamo un pò delle mosche bianche... da allora la scena è cresciuta in modo esponenziale ci sono state varie generazioni anche.
Se devo dirti cosa penso di bene e di male della scena di ora di bene sicuramente questa sua grandezza, questa sue estensione, questa presenza che ormai c'è... un pò da per tutto ci sono sound, posti dove sentire il reggae, addirittura in alcune città ci sono più serate nella stessa sera, sicuramente non c'è proprio paragone sotto questo punto di vista.
La cosa un pò peggiore è che negli ultimi anni è penalizzata la musica da vivo, i gruppi suonano con un pò più di difficoltà, specialmente quelli italiani perchè c'è stata questa esplosione dei sound che ha creato un situazione per cui un sound costa meno, porta gente quindi bene o male il gruppo diventa quasi di troppo.
Io penso invece pensi sia giusto e fondamentale dare spazio anche alla musica dal vivo...
S:...anche perchè non scordiamoci che se i sound suonano dei dischi è perchè quei dischi sono stati suonati a loro volta da dei musicisti...
G: Si questo è vero... poi chiaramente è c'è il rovescio della medaglia, io stesso ho iniziato cantando sui dischi. Anche questa è una cosa assolutamente positiva, il fatto che così tutti possono esprimersi. Io non sono contro i sound, questo voglio precisarlo, credo che i sound siano un elemento fondamentale del reggae, anche nella sua storia, quella del reggae giamaicano, si è iniziati un pò così con Coxon Dodd o Duke Reid. I sound sono un elemento importantissimo, però diciamo che adesso forse ce ne sono tantissimi, un pò troppi che organizzano le serate un pò tutte alla stessa maniera, talvolta ripetendo degli stereotipi sui quali io non sono d'accordo e prendo le mie distanze. Primo tra tutti il discorso degli specials che vengono pagati in maniera spropositata e secondo me questa è una cosa un pò assurda...
S:...parliamo anche un pò di questo, dubplate, sound...tu come ti poni...
G: Io fin dall'inizio ho seguito la storia dei sound, bene o male ho partecipato anche a tanti episodi specialmente qui in Toscana con il Jaka o i Mama Africa, negli anni 80 dove l'idea base era quella di divulgare il Reggae. Questa era fondamentalmente la nostra idea ed il nostro obbiettivo. Adesso invece mi sembra ci sia un pò troppo competizione che non è giustificata a mio avviso, nel senso che poi se vai a sentire l'ottanta percento dei sound mette gli stessi pezzi con quelli che sono secondo me dei difetti, secondo me, un pò congeniti per esempio quello di usare il pitch in maniera spropositata... ti porto un esempio, l'altro giorno ascoltavo un sound, non faccio nomi, ottima selezione però senti Barrington Levy che sembra Paperino, a mio avviso ci vuole un pò di rispetto quando si usa il pitch cioè non bisogna esagerare, va bene capisco l'esigenza del mixaggio, l'esigenza di far ballare, ma certe voci storiche non vanno storpiate, non si può sentire Dennis Brown che non è lui. Poi un'altra cosa secondo me più manifesta e il fatto di spendere un sacco di soldi un dubplate, insomma ci sono milioni di 45 giri che non si conoscono forse sarebbe bene investire quei soldi in questo, in modo anche da differenziare le scalette rispetto agli altri sound. Io non sono contro il dubplate in assoluto, sono contro il business dei dubplate nel senso io faccio dei dubplate, l'ho fatto anche recentemente ad certi sound, però il faccio gratis e li faccio il più delle volte proprio pensati per il sound perchè mi metto lì e lavoro. Invece molto spesso succede che l'artista arriva li e fa il pezzo tale e quale su un'altra base e semplicemente menziona il nome del sound che lo paga...
S:...diventa una cosa più omologata, piuttosto che personalizzata...
G: ...si omologata e mercenaria, nel senso che finisce che ci sono dieci sound che hanno il dubplate uguale soltanto che cambia io nome del sound e a me questa cosa fa un pò ridere sinceramente. Anche perchè poi il dubplate serve a chi fa cose di un certo livello, per chi fa un clash internazionale allora posso anche capire che ha bisogno dei dubplate. Prescindendo che a me non interessa la competizione, però c'è chi gli piace farlo e lo facciano pure, però a quel punto posso capire l'investimento nei dubplate perchè se fai una competizione internazionale devi gareggiare con i migliori sound del mondo ed hai bisogno anche te di farli. Però qui sembra che anche il sound più piccolo d'Italia ha bisogno del dubplate per essere qualcuno... questo mi fa un pò ridere...
S: ...Bhe! guarda io concordo in parte, sono d'accordo con te quando dici che anche i sound più piccoli tagliano dubplate, però è anche vero che se non si inizia a tagliare poi non si arriverà neanche a grandi livelli. Poi è chiaro che se l'obbiettivo del sound è quello di diffondere la musica Reggae, come dicevi tu prima, allora il dubplate diventa una cosa in più e magari realmente non c'è bisogno di spendere grandi cifre negli specials...
G....si poi ognuno fa come vuole, ma se devo dirti cosa mi piace e cosa no, diciamo che questa è una cosa che non mi piace . C'è poi un'altra cosa che non mi piace, un pò l'appiattimento che c'è sui testi nel Reggae italiano. Ho visto che l'ottanta o il novanta percento dei pezzi alla fine parla di Ganja o di dancehall. Guarda io sono stato uno dei primi a fare testi anche antiproibizionisti, quindi non dico di non aprlare dell'argomento, anzi tutt'altro, però bisogna parlarne in maniera originale.
Ti faccio un esempio è uscito da poco il nuovo ritmo di One Love il Maria se senti il CD chiaramente quasi tutti parlano di quell'argomento però realmente originali alla fin fine ce ne sono molto pochi.
S: ...si questa cosa è verissima, io per lavoro ricevo centinaia di CD e il linea di massima le tematiche sono queste e trattate allo stesso modo da tutti...
G: ...è chiaro che queste tematiche sono fondamentali nel Reggae, ci devono essere, fanno parte della cultura che porta questa musica, però ognuno dovrebbe esprimersi in modo più originale, magari su dieci pezzi ce ne sono otto dove si usano le stesse rime, l stesse parole e le stessa interazioni... questo secondo me non va bene, l'originalità di chi canta dovrebbe venir fuori.
S: iniziamo a parlare del tuo nuovo album... ormai non più di venti anni che suoni,l come ci dicevi prima, esce il tuo ennesimo lavoro...ce ne parli un pò?
G: Si , appunto, la cosa un pò più importante forse te l'ho già accennata, il fatto che questo è un disco suonato, fatto in maniera collettiva da un equipe, un gruppo. Si chiama "Cafè revolucion" ed è un disco fatto dal Generale, Toni e la One Drop Band infatti nella copertina risalta questo. IO e Tony siamo i due cantanti, Tony è anche il chitarrista della One Drop, e si alternano nei testi che sono sia del Generale che di Tony. Poi ci sono Ludus Pinski alle tastiere, Daddy Wally alla batteria, la formazione storia della One Drop band, o Irie V al basso anche lui tra latro personaggio storico della scena fiorentina che suonava con i Bomba Bomba poi è entrato come bassista nella One Drop.
Il disco è nato fondamentalmente in sala prove da un lavoro collettivo durato anche un bel pò di tempo. Abbiamo selezionato tredici brani tra una ventina che ne avevamo in repertorio. Sono stati registrati nello studio del Ciretnek dei Michelangelo Buonarroti che ci hanno lasciato lo studio l'estate scorsa in Agosto, noi siamo rimasti a Firenze a registrare con il loro studi oche ce l'ho hanno praticamente affidato. Poi abbiamo fatto il mixaggio di cui il merito va soprattutto a Ludus Pinski. Siamo soddisfattissimi del lavoro perchè rappresenta il sound della band, è proprio quello che facciamo dal vivo, chiaramente con degli abbellimenti abbiamo chiamato degli strumentisti...
S:....tra un pò parleremo anche di questo...
G:...ok allora per ora lo lascio lì....la cosa che invece ti dicevo è che a differenza dei precedenti album abbiamo messo da parte il computer proprio perchè c'è stato questo passaggio della band da baking band a band effettiva a tutti gli effetti. Prima succedeva che c'erano tanti cantanti, almeno quattro, io, Jaka, Tony e Jahmento i pezzi venivano fatti in casa con il computer e poi il gruppo semplicemente li provava e venivano arrangiati per poterli fare dal vivo. Per cui mancava proprio la parte creativa collettiva. Invece ora questo disco si è evoluto proprio attraverso il lavoro collettivo.
S: il titolo del nuovo CD è "Cafeè Revolucion", che lascia trasparire un non so chè di spagnolo, ci spieghi questo titolo?
G: Si, anzitutto è il titolo di un brano contenuto nel disco è un brano, rispetto agli altri, va un pò fuori dai sentieri del reggae. Forse ha qualche sonorità patchanka, anche se a me patchanka non è un termine che piace molto, diciamo Sud Americane. Questo pezzo nasce da un viaggio fatto due anni fa in Messico, in Chiapas in particolare, dove appunto c'è questo locale che si chiama Cafè Revolucion quando siamo arrivati mi hanno detto che l'appuntamento era al Cafè Revolucione e mi son detto che andava fatto un pezzo. Per cui essendo nato in quel contesto ha queste sonorità più Sud Americane.
S: Parlavamo poco fa di tematiche, quali sono quelle che affronti in questo album?
G: Dunque ti parlo un pò anche a nome di Toni. Sono due stili molti differenti, io sono molto più tra virgolette intellettuale mentre Toni è molto più rustico di me. Lui vive in campagne e ha queste tematiche molto legate alla natura come il pezzo ska dell'album "tu ci fai vivere" dedicato alla terra. Io sono ormai un ricercatore sul testo, sulle liriche, è un ricerca che continua a progredire. Il tema essenziale fondamentalmente è quello della strada, ei percorsi che un pò è anche il tema di "In transito", questo andare aventi nella vita guardandosi attorno e seguendo certi percorsi, sperimentando ed andando a vedere quello che la vita ci può dare nel bene e nel male. Questo è un tema che ritorna sempre, c'è "La strada è la mia casa" , "Questa vita così intensa" anche "Cafè Revolucion" stessa ha questo tema del camminare ed andare avanti. Diciamo che questo è il tema che fa un pò da sfondo all'album. Poi in mezzo ci sono altre cose, per esempio c'è un pezzo molto esplicito come "Chiudere tutti i CPT" che è un pezzo di denuncia contro i Centri di Permanenza Temporanea, lì non ci si gira introno, si dice molto chiaramente quello che è il nostro pensiero. Poi ci sono anche testi più intimisti come "Tutti interi" o "Rema rema" che comunque restano legati a quella che è la realtà circostante. I testi a cui tengo in particolare sono "Sono guai" e "Cane sciolto" che penso sono quelli meglio riusciti e che fanno riflettere su quelli che sono le realtà della vita quotidiana. "Sono guai" parla del fatto che prima ci si incontrava nelle piazze o nelle strade e c'era una maniera molti diretta di aggregarsi, ora invece si incontrano le persone principalmente nei supermercati o nei centri commerciali. Su "Cane sciolto" il testo è molto diretto, molto spontaneo, che gioca su questo doppio senso della parola il cane che è l'uomo che non si aggrega, non fa parte di una setta o di un gruppo o entità precostituita.
S: Ho visto che nel CD non ci sono dei veri e propri featuring, ma hanno comunque partecipato, come accennato, artisti esterni alla formazione ufficiale della One Drop Band, ci parli di queste collaborazioni? come nascono e come hanno influenzato il CD?
G: si, in effetti guarda, qui mi hai chiesto una cosa importante che prima non ho detto. Noi avevamo prodotto vari pezzi per il nostro repertorio e avevamo previsto anche alcuni pezzi con dei cantanti esterni, però alla fine non li abbiamo messi nel CD, perchè abbiamo fatto una scelta di controtendenza cioè proprio per dare con questo disco una dimostrazione del suono live, e siccome poi è difficile riproporre il featuring live, abbiamo lasciato da parte i cantanti ospiti. C'era un pezzo con Malatesta che è il fratello di Fido Guido che comunque uscirà prossimamente. Poi c'era un'altro pezzo con Cerchioni e quello non è stato neanche registrato. Questo perchè volevamo rimanere fedeli al nostro intento di fare un disco rappresentativo del suono della band. Chiaramente, come ti dicevo prima, gli abbellimenti dei pezzi ci sono, per cui abbiamo chiamato, fedeli al discorso di non usare un computer, degli artisti esterni, un sassofonista, un trombettista poi una violinista e vari coristi e coriste per dare sostegno al suono del gruppo. Questo proprio per non usare campionamenti e lasciare tutto suonato. Tra l'altro Boschetto, il sassofonista, è anche il sassofonista del Michelangelo Buonarrti che in alcuni concerti viene con noi.
S: Ok! parliamo anche un pò dei live, immagino che ora con l'uscita del disco ne avrete diversi...
G: Si ne stiamo facendo, settimana scorsa abbiamo avuto tre concerti e ne stanno venendo fuori, noi siamo sempre disponibili a suonare. Per prendere visione di dove suoniamo basta andare sul sito www.ilgenerale.it e li bene o male c'è la lista di tutti i concerti che abbiamo in programmazione...
S:...si, i live sono incentrati solo sul nuovo disco o proporrete anche pezzi storici?
G: Chiaramente il live in questo momento privilegia il nuovo disco, nel senso che facciamo tutti i brani del nuovo disco più abbiamo uno zoccolo duro di vecchi brani che continuano ad essere proposti anche perchè la gente ce li chiede. Brani come "Pupilla", "Non ci vengo a pisciare", "Movile le mele", "Ghetto globale" e via dicendo sono tutti brani che chiaramente fanno parte della scaletta.
S: ok Generale io avrei esaurito le do,manda, se tu vuoi aggiungere qualcosa...
G: Bhe si! una cosa che non ho detto e voleva aggiungerla. Nei ringraziamenti del disco un ruolo importante a Ludus Pinski che ha curato tutto il mixaggio e anche a Papa Massi che ha fatto tutta la grafica ed il Cerchioni per le foto della copertina...questo mi sembrava giusto dirlo.
S: perfetto Generale, io ti ringrazio per la disponibilità e per il tempo e la chiacchierata che mi hai concesso.
G: Grazie a te Scara a presto.
S: Ciao a presto.
CONTATTI : www.ilgenerale.it
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